LIVELLO 0
Siamo alle solite.
Cercate sul manuale della vostra macchina il selettore di messa a fuoco automatica ed impostatelo su AUTO, premete il pulsante di scatto per metà della sua corsa e sentirete un fruscio vibrante nell’ obiettivo, scattate e nel 99% dei casi la foto sarà perfettamente nitida,
FINE DEL CAPITOLO
Se poi fate parte di quella categoria di persone che proprio non ci riescono a fare le cose senza capire che stanno facendo, o se siete dispiaciuti di perdere quel misero 1% di scatti, armatevi di infinita pazienza e proseguite la lettura.
Sappiate comunque che non ci si può definire fotografi senza conoscere la messa a fuoco od almeno i suoi concenti fondamentali.
LIVELLO 1
Ricordiamo che quando abbiamo parlato di DIAFRAMMA – OTTURATORE-OBIETTIVO abbiamo dietro ogni riga, e dietro ogni minuto, di lettura, centinaia di anni di impegno da parte di persone fantastiche per scoprire il fenomeno fisico correlato e poi utilizzarlo nella pratica.
La storia serve a comprendere quanto le cose, oggi ritenute ovvie , erano complicatissime, a volte quasi irraggiungibili, ed a maggior ragione ciò vale per la Storia della Fotografia.
I pittori Neoimpressionisti davano delle grosse pennellate sulla tela per realizzare splenditi dipinti (es. Vincent Van Gogh), che però visti da molto vicino erano molto confusi, se vogliamo “sfocati”, rispetto ad uno stile molto più preciso che si otteneva con tratti ben dediti e pennellate quasi puntuali (es. Giotto)
Ebbene le basi della messa a fuoco nascono proprio da queste considerazioni, in fondo Fotografia significa scrivere, dipingere con la luce.
Usando una semplificazione veramente poco scientifica possiamo affermare che in fotografia:
“ogni punto del soggetto, che irradia o riflette luce, deve corrispondere ad un punto sulla pellicola (sensore è lo stesso) per ottenere un’immagine perfettamente nitida e corrispondente alla realtà”
Qui entra in gioco tutta la nostra attrezzatura, chiamiamola macchina fotografica
Al momento ci basti sapere che una Macchina fotografica consiste almeno di:
– un’ obiettivo formato da lenti divise in gruppi ottici
– un diaframma (abbiamo a lamelle concentriche)
– un’ otturatore (generalmente a due tendine scorrevoli)
– un’ elemento sensibile (lastra o pellicola o sensore elettronico)
Se questi punti si trasformano in cerchietti, sull’elemento sensibile si crea una sovrapposizione (chiamiamola sovrascrittura) e quindi una confusione e quindi un’immagine sfocata.
Come per i quadri , più guardiamo da vicino la foto e più questa “confusione sarà evidente”.
Escludendo il Foro Stenopeico (praticamente un piccolo forellino su una scatola completamente ermetica alla luce) ogni macchina fotografica dispone di un’ OBIETTIVO (LENS) (ma spesso erroneamente ci interessiamo solo del loro costo)
L’obiettivo cattura (almeno dovrebbe) un raggio di luce proveniente dal soggetto o scena (raggio irradiato (luce diretta ) o riflesso (luce riflessa) e lo reindirizza (si avete capito bene… non lo lascia solo passare) sul piano del sensore (piano focale..la nostra tela dove possiamo dipingere con la luce) usando più lenti di vetro divise in gruppi realizzate secondo i complicati dettami di una scienza a sè stante che si definisce OTTICA
Durante questo reindirizzamento un punto luminoso sul soggetto o scena, quasi sicuramente, si trasforma in un cerchietto (cerchio di confusione), a seconda di quanto sia distante dall’obiettivo (punto di ripresa)
Ma perché ciò accade:
”il Piano Focale (sensore) è uno solo ed è bidimensionale (ha solo due dimensioni in genere oggi quella standard è di 24 mm Altezza x 35 mm Larghezza) mentre il nostro soggetto o la nostra scena (quello che vogliamo fotografare insomma) non ha solo una larghezza ed un’ altezza (tipo un foglio di carta o la superficie di un muro) ma anche una profondità (che molte volte è così grande da considerarsi praticamente “infinita”.
Quindi fotografare non consiste riportare un piano su un’altro piano (sensore) come se facessimo una fotocopia, ma infiniti piani, paralleli fra loro nel senso della “profondità” della scena, su uno singolo.
Ma come è possibile “far entrare” un cubo (scena) su una lastra (sensore).
Molto semplicemente ve lo dico io : NON E’ POSSIBILE
Quindi come facciamo?
Come hanno fatto sempre i Disegnatori e di conseguenza i Pittori di ogni tempo:
CI ARRANGIAMO
Per un determinato tipo di obiettivo ( quindi X lenti divise in N gruppi ottici inamovibili e disposti in un certo modo) è possibile riprodurre fedelmente (intendendo con ciò che “una precisa porzione del soggetto corrisponde ad una precisa porzione del sensore” a meno delle proporzioni) un solo piano della scena posto ad una prefissata ed unica distanza dal punto di ripresa o piano focale, immaginate una grandissima lama che affetta la nostra scena ad una precisa distanza dal piano della pellicola/sensore secondo un piano parallelo ad esso (ovviamente il piano della pellicola sarà piccolissimo a confronto del piano della scena fatta eccezione per alcuni casi come quelli appartenenti alla Macrofotografia)
E gli altri piani?
Gli altri piani saranno riprodotti con maggiore o minore confusione (il punto si trasforma in un cerchio di confusione) a seconda di quanto siano distanti dalla nostra pellicola (piano focale in genere indicato con un tratto bianco sulla nostra macchina fotografica)
Attenzione a non dimenticare una cosa ovvia:
”i punti di un piano più lontano, coperti da quelli di un piano più vicino, non vengono fotografati appunto in quanto coperti” quindi alla fine la nostra scena tridimensionale sarà riportata su un piano bidimensionale (lasciamo perdere trasparenze ed effetti speciali)
Poiché vogliamo scegliere noi quale dovrà essere il piano di cui vogliamo le informazioni luminose più precise (piano di messa a fuoco che poi è anche quello con la maggior nitidezza) abbiamo tre possibilità per far sì che tale piano si trovi ad una precisa distanza (distanza di messa a fuoco) rispetto al nostro piano focale:
– o spostiamo il soggetto avanti ed indietro (potrebbe capitare)
– o spostiamo la nostra fotocamera avanti ed indietro (capitata ancora più spesso)
– o muoviamo le lenti all’ interno dell’obiettivo (magia pura? no stiamo intervendo sulla distanza ottica)
Oggi è, di gran lunga, più praticata la terza soluzione che sarebbe quello che dovete fare quando metterete a fuoco il vostro soggetto maa…. SOLO E QUANDO AVRETE LE IDEE BEN CHIARE SU QUALE SARÀ’ IL PIANO DI MESSA A FUOCO PIÙ’ ADATTO ALLA FOTO CHE INTENDERETE REALIZZARE
Le prime due possibilità sono segnate in rosso in quanto non solo modificano la messa a fuoco ma anche e soprattutto il tipo di immagine che andiamo a riprendere (si dice “cambia il campo inquadrato”), pertanto non sono possibilità.
Come si possono muovere i gruppi di lenti all’ interno di un’ obiettivo:
attraverso sistemi meccanici comandati:
– GIRANDO MANUALMENTE LA GHIERA DI MESSA A FUOCO
– ATTIVANDO CON UN PULSANTE UN MOTORINO ELETTRICO E RELATIVO SISTEMA DI MESSA A FUOCO AUTOMATICA CON SENSORI
– TOCCANDO UN PRECISO PUNTO DI UN MIRINO TOUCH SCREEN
Le macchine fotografiche moderne si diversificano fra quelle che consentono di verificare la corretta messa a fuoco attraverso un mirino (l’ immagine deve diventare “nitida” dove desideriamo) e quelle che non lo consentono (sono pochissime e non per questo necessariamente economiche LEICA)
Sul “barilotto” di molti obiettivi, quando giriamo la ghiera di messa a fuoco manuale potremmo leggere anche la distanza di messa a fuoco in metri ( e/o misura imperiale equivalente) ed a volte anche altre informazioni che vedremo di volta in volta.
Ovviamente per le modalità operative di messa a fuoco sia manuale che automatica è necessario far riferimento al manuale della propria macchina fotografica.
Approfondimenti a Livello 2 in altro articolo
CIAO CIAO !!!!



